Quando la “Rigenerazione” incontra il Cubismo (e perde il buonsenso)
C’era una volta il Palagio di Grizzana Morandi. Un nome che evoca nobiltà rurale, sassi levigati dal tempo e quel dialogo silenzioso con la Rocchetta Mattei, che se ne sta lì a pochi passi a fare la diva moresca. L’idea di partenza è molto interessante: trasformarlo nella Casa delle Arti. Peccato che, a giudicare dal risultato, l’unica arte celebrata sia quella del “Ma sì, facciamolo strano“.
Il sasso che voleva essere un loft a Berlino
Il fascino dell’Appennino bolognese risiede in quell’armonia severa tra pietra e bosco. Poi è arrivato il cantiere. La rigenerazione del Palagio sembra essere stata guidata da un principio rivoluzionario: snaturare è meglio che conservare.
Quella che doveva essere una rispettosa ristrutturazione di una dimora storica si è trasformata in un ibrido che sembra essere atterrato per errore da un distretto di design scandinavo. Abbiamo assistito a:
- Colore improponibile: la facciata ha un colore che con la tradizione locale c’entra come il ketchup sui tortellini
- Materiali alieni: inserti che urlano modernità mentre il sasso circostante piange lacrime di arenaria
- L’effetto “Corpo Estraneo”: guardando verso la Rocchetta, il Palagio ora non sembra più suo fratello minore, ma un cugino lontano e pretenzioso arrivato dalla città con troppe pretese.
Il mistero della Sovrintendenza: Bendata o Distratta?
La domanda che sorge spontanea tra i vicoli di Grizzana (e tra chiunque abbia mai provato a cambiare il colore di un infisso in zona vincolata) è solo una: ma la Sovrintendenza dov’era?
Siamo abituati a burocrazie che bloccano un muretto a secco se il sasso è girato di 15 gradi verso nord, eppure qui il “vincolo” sembra essere diventato un concetto elastico, quasi filosofico.
“Il vincolo non è un limite, è un suggerimento facoltativo,” deve aver pensato qualcuno sorseggiando un caffè davanti ai render del progetto.
Mentre il povero cittadino combatte per mantenere il decoro di una stalla, al Palagio è stato concesso di diventare un manifesto della discontinuità. In barba alla storia, in barba al paesaggio e in barba a quella coerenza visiva che rendeva magica la strada verso il castello del Conte Mattei da Mulino Cati.
Conclusione: L’arte di farsi notare (per i motivi sbagliati)
Il Palagio diventerà da luglio (incrociando le dita, altrimenti i soldi del PNRR ce li rimettiamo noi cittadini…) una “Casa delle Arti“.
Forse è giusto così: l’arte moderna spesso serve a provocare, a disturbare, a creare dibattito. In questo, il progetto è un successo clamoroso: disturba moltissimo.
Se l’obiettivo era quello di far sembrare la Rocchetta Mattei — con tutte le sue torri a cipolla e i suoi archi esotici — l’edificio più sobrio e normale della zona, beh, missione compiuta.
Cari turisti, venite a Grizzana: ammirate i quadri di Morandi, la follia del Conte e, se avete coraggio, il coraggio di chi ha pensato che un sasso antico avesse davvero bisogno di una passata di “rigenerazione creativa”.

Ringraziamo Manes Bernardini, candidato alla regione Emilia Romagna, per il post sul suo profilo social che riportiamo di seguito:
C’è chi può e chi no !!!! Se devi ristrutturare in Appennino ti fanno mille storie, vincoli, divieti e alla fine non riesci a fare nulla di come vorresti, ma fai solo quello che vogliono loro! Ma c’è chi può!!!!! In barba alle sovrintendenze che fanno la voce grossa con i singoli cittadini e si inchinano davanti a queste oscenità
… i commenti sotto al post li potete immaginare…
