In occasione del primo incontro nazionale del 15 luglio a Roma, vi racconto un pò di storia per cercare di capire come siamo arrivati a dover far valere i nostri diritti in casa nostra, soprattutto dalla parte delle donne.

Premessa: il passaggio politico che ha cancellato i diritti delle donne e imposto l’obbligo del velo in Iran e Afghanistan è avvenuto attraverso rivoluzioni, guerre civili e l’ascesa di regimi teocratici o fondamentalisti. In entrambi i casi, la perdita delle libertà non è stata graduale, ma è stata imposta con la forza delle armi e delle leggi subito dopo radicali cambi di governo.

Iran (1979): Dalla monarchia alla Repubblica Islamica

  • La situazione precedente: Lo Scià Mohammad Reza Pahlavi governava il Paese in modo autoritario ma laico, spingendo per una forte occidentalizzazione dei costumi. Il velo era stato addirittura vietato in pubblico dal padre dello Scià nel 1936 (Kashf-e hijab), una mossa che aveva alienato la popolazione più religiosa.
  • La coalizione rivoluzionaria: Nel 1978, milioni di iraniani scesero in piazza contro la corruzione e la repressione dello Scià. Alle proteste parteciparono tutti: progressisti, comunisti, laici e islamisti. Le donne, sia velate che non velate, furono in prima linea per chiedere la democrazia.
    Il tradimento di Khomeini: Con la caduta dello Scià, il leader religioso Ayatollah Ruhollah Khomeini prese il potere. Una volta consolidato il controllo, eliminò tutte le fazioni laiche e di sinistra, trasformando l’Iran in una teocrazia.
  • L’imposizione del velo: Già nel marzo 1979, Khomeini annunciò che le donne avrebbero dovuto indossare il velo nei luoghi di lavoro. L’8 marzo 1979, in occasione della Giornata della Donna, oltre 100.000 donne scesero in piazza a Teheran senza velo per protestare. Il regime rispose con la violenza delle milizie stradali e nel 1983 il Parlamento sancì per legge l’obbligo del velo in pubblico per tutte le donne (comprese le straniere e le non musulmane), punendo le trasgressioni con la prigione o le frustate.

Afghanistan: Decenni di guerra e l’ascesa dei Talebani

  • Il periodo d’oro e il comunismo: Negli anni ’60 e ’70, la monarchia prima e la repubblica poi garantirono diritti civili alle donne nelle città. Nel 1978 prese il potere un governo comunista filosovietico che impose riforme forzate, come l’alfabetizzazione di massa delle donne e il divieto dei matrimoni combinati.
  • La reazione dei Mujaheddin: Le riforme laiche comuniste, unite all’invasione militare dell’Unione Sovietica (1979-1989), scatenarono la guerriglia dei Mujaheddin (i combattenti islamici finanziati dagli Stati Uniti in chiave anti-sovietica). Per i Mujaheddin, le tradizioni tribali e la totale copertura della donna erano la bandiera della resistenza contro l’invasore ateo.
  • Il primo regime Talebano (1996-2001): Dopo anni di sanguinosa guerra civile seguiti al ritiro sovietico, nel 1996 fazione estremista dei Talebani prese il controllo di Kabul. Il loro obiettivo era applicare un’interpretazione ultra-fondamentalista della legge islamica fusa con il codice tribale Pashtun (Pashtunwali). Il burqa divenne obbligatorio per legge, le scuole femminili vennero chiuse e alle donne fu vietato di lavorare o uscire di casa senza un guardiano maschio (mahram).
  • La parentesi (2001-2021) e il ritorno al presente: Dopo l’intervento militare statunitense del 2001, le donne urbane riacquistarono il diritto di studiare, lavorare e non indossare il burqa (sostituito spesso da semplici hijab). Tuttavia, con il ritiro delle truppe USA nell’agosto 2021, i Talebani hanno ripreso il controllo del Paese. Nonostante le iniziali promesse di moderazione, il regime ha progressivamente reintrodotto tutte le vecchie restrizioni: dal maggio 2022 il burqa (o il velo integrale che mostra solo gli occhi) è tornato a essere obbligatorio, e alle donne è stato nuovamente vietato l’accesso alle scuole superiori, alle università e alla maggior parte dei posti di lavoro.

Le fotografie degli anni ’60 e ’70 in questi paesi mostrano una realtà completamente diversa da quella odierna: prima delle rispettive rivoluzioni e prese di potere dei regimi fondamentalisti, le donne delle classi urbane godevano di una forte libertà nell’abbigliamento, frequentavano l’università e seguivano la moda dell’epoca.


Differenza tra Hijab, Niqab, Burqa, Chador, Khimar

Da queste premesse, non ci dovrebbero essere dubbi sulla nostra politica verso l’integrazione di queste religioni estremiste: i punti del nostro programma a riguardo sono esaustivi e rispondo in modo puntuale ad un problema che sta esplodendo in tutte le città italiane!

  • Obbligo da parte della religione islamica di un protocollo di intesa nei confronti dello Stato italiano, con obbligo di tracciamento della provenienza dei Fondi che finanziano la Comunità Islamica
  • Albo dei luoghi di culto e sermoni in doppia lingua (italiano e arabo), con obbligo di controllo di traduzione del sermone da parte del ministero
  • Possibilità della religione islamica, una volta ottenuto il Protocollo d’Intesa con lo Stato Italiano di poter usufruire dei fondi previsti dell’ 8×1000
  • Introduzione nelle scuole italiane della foto del presidente della Repubblica e dei simboli cristiani
  • Eliminazione di tutti i principi di non riconoscimento dell’identità culturale, cattolica italiana
  • Introduzione dell’obbligo di presepe nelle Scuole
  • Introduzione dell’ora di religione e di tutte le religioni, con insegnamento anche del Corano, nelle Scuole italiane, lasciando libera scelta al minore
  • Numero massimo di stranieri per classe non superiore al 30%
  • Classi con non più di 30 bambini
  • Insegnamento, obbligatorio, dei principi culturali italiani e della cucina italiana, in rispetto della cultura e della tradizione italiana
  • Abolizione dei Quartieri Ghetto
  • Introduzione del Reato Associativo di Maranza, con l’aggravante specifica prevista per i reati associativi, nei confronti dei gruppi etnici di 2° generazione, definiti, per l’appunto Maranza

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