Sembra ancora lontano quel giorno in cui i residenti in città verranno chiamati a votare alle prossime amministrative in primavera 2027 presumibilmente, malgrado il malcontento stia crescendo in modo esponenziale, soprattutto tra i rappresentanti di centro-destra.
Come Referente Regionale ho letto infiniti post dei candidati sindaci che si stanno proponendo per sostituire Lepore, sindaco di una Bologna ormai allo sbando, tra “maranza”, extracomunitari nullafacenti clandestini in giro tra le mura medievali di questa splendida città, e discutibili scelte come città 30 – tram – ecc.ecc.
- Chi potrebbe essere un personaggio giusto per contrastare la sinistra storica, dopo l’unico vero cambiamento epocale dell’anno 1999 con Guazzaloca?
- Chi in questi anni ha veramente (e non solo a parole…) trovato soluzioni a problemi reali per i bolognesi?
Liste civiche spuntano ogni giorno come funghi, il centrodestra non si sbilancia ancora mentre Futuro Nazionale avanza inesorabile aprendo comitati e sedi proprio dentro alle rosse mura della sinistra storica, nella strada più centrale della città: via Indipendenza.
BOLOGNA CITTÀ: LE ULTIME 3 AMMINISTRATIVE IN DETTAGLIO
2011 (15-16 maggio)
- Vince: Virginio Merola (CSX) con 106.070 voti (50,47% sui votanti, 36,1% sui residenti)
- Perde: Manes Bernardini (CDX) con 63.799 voti (30,35%)
- Affluenza: 71,5%
- Astenuti: ~83.815 cittadini (28,5% degli aventi diritto)
2016 (5 giugno / 19 giugno ballottaggio)
- Vince: Virginio Merola (CSX) con 83.907 voti al ballottaggio (54,64%)
- Perde: Lucia Borgonzoni (CDX) con 69.660 voti (45,36%)
- Affluenza: 53,17% al ballottaggio (59,66% al primo turno)
- Astenuti: ~138.993 cittadini (46,8% degli aventi diritto)
2021 (3-4 ottobre)
- Vince: Matteo Lepore (CSX) con 94.565 voti (61,90% — percentuale più alta di sempre da quando esiste l’elezione diretta del sindaco)
- Perde: Fabio Battistini (CDX) con 45.282 voti (29,64%)
- Affluenza: 51,16%, record negativo assoluto
- Astenuti: ~149.552 cittadini (48,8% degli aventi diritto)
- Partiti: PD 36,50%, Fratelli d’Italia 12,63%, Lega 7,74%, M5S 3,37%


IL PARADOSSO DEMOGRAFICO: BOLOGNA CRESCE, I VOTANTI CALANO
Popolazione residente (ISTAT)
- 2011: 371.337 (censimento).
- 2021: 387.842 (censimento permanente).
- Variazione: +16.505 residenti in 10 anni (+4,4%).
Nota: Bologna è una delle poche città italiane in controtendenza demografica nazionale.
Aventi diritto vs Votanti
- Aventi diritto 2011: 294.000.
- Aventi diritto 2021: 306.240 (+4,2%).
- Votanti 2011: 210.185.
- Votanti 2021: 156.688 (-25,5%).
- Astenuti 2011: 83.815.
- Astenuti 2021: 149.552 (+78,4%).
Percentuali chiave
- % Votanti su popolazione residente: 56,6% (2011) → 41,4% (2016) → 40,4% (2021).
- % Astenuti su aventi diritto: 28,5% (2011) → 46,8% (2016) → 48,8% (2021).
Interpretazione: Bologna attrae giovani, studenti, lavoratori e immigrati (saldo migratorio interno ed estero tra i più alti d’Italia), ma questi nuovi residenti partecipano meno al voto. Il risultato è che la città diventa più grande e cosmopolita, mentre la democrazia locale perde consenso.
TREND STORICO DELL’AFFLUENZA (ULTIMI 30 ANNI)
L’affluenza alle amministrative di Bologna ha mostrato un calo costante:
- 1995: ~82,5% (prima elezione diretta del sindaco)
- 1999: ~75,3%
- 2004: ~72,1%
- 2009: ~67,8%
- 2011: ~71,4% (leggera risalita con Merola)
- 2016: ~59,7% (record negativo all’epoca)
- 2021: 51,16% (nuovo record negativo)
- Nota: nel 2024 l’affluenza media nella Città Metropolitana è risalita al 64% grazie alla concomitanza con le elezioni europee, ma il trend di fondo resta negativo.

PROIEZIONE 2027: LO SCENARIO
Se il trend di disaffezione continua al ritmo degli ultimi 10 anni, nel 2027 (prossime elezioni comunali a Bologna) potrebbe verificarsi uno scenario storico:
- Popolazione residente: ~395.000 (+2% dal 2021).
- Aventi diritto: ~315.000 (+3%).
- Astenuti stimati: ~170.000 (+14% rispetto al 2021).
- % Astenuti sugli aventi diritto: ~54%.

Conseguenza: per la prima volta più della metà degli aventi diritto non andrebbe a votare. Il “partito degli astenuti” (~170.000 persone) avrebbe più voti del vincitore e dello sfidante messi insieme. Il sindaco verrebbe eletto da meno del 30% dei cittadini, con un mandato politico formalmente legittimo ma socialmente molto debole.
L’attuale amministrazione si è dimenticata della parte ‘Metropolitana‘ che sta sopra i 300 metri verso l’Appennino tosco-emiliano, con strade provinciali dissestate e diverse frane da anni. Anche se i voti si prendono dentro le mura, il territorio ha una superficie di più di 3.702 km² ed include un totale di 54 Comuni+città
Cosa cambierebbe se tutti i residenti della città metropolitana votassero?
Bologna città passerebbe dal 100% al 38,7% degli aventi diritto. I comuni periferici peserebbero enormemente:
- Imola (~69.000 abitanti): da solo vale quasi il 7% del totale
- Casalecchio di Reno (~35.000): il 3,5%
- San Lazzaro di Savena (~33.000): il 3,2%
- Valsamoggia (~32.000): il 3,1%
- San Giovanni in Persiceto (~28.000): il 2,8%

Sommati, questi 5 comuni valgono quasi quanto un decimo dell’elettorato totale. Il candidato sindaco dovrebbe correre non solo sotto le Due Torri, ma anche a Castel San Pietro, a Zola Predosa, a Budrio… Se un giorno si decidesse di far votare tutti i cittadini della Città Metropolitana per il loro “governatore metropolitano“, si passerebbe da ~306.000 a ~791.000 aventi diritto — quasi triplicando l’elettorato e trasformando completamente la geografia politica del territorio.
La Legge 56/2014 (c.d. legge Delrio) all’art. 1, comma 22, recita:
“Lo statuto della città metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale”
Art. 33 dello statuto della città metropolitana di Bologna, con più di 1 milione di abitanti recita:
“Il sindaco metropolitano deve essere scelto da tutti i cittadini della Città metropolitana tramite elezione diretta. Può quindi non coincidere con quello del comune capoluogo”
⚖️ Il problema: la legge elettorale non esiste
Qui sta il nodo giuridico: la legge 56/2014 dice che l’elezione diretta si può fare “con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale”. Ma questa legge statale non è mai stata approvata. Inoltre, la Corte Costituzionale con la sentenza 261/2015 ha dichiarato incostituzionale l’art. 1, comma 19 della legge 56/2014 che imponeva il sindaco metropolitano “di diritto” come sindaco del capoluogo. Ma la Corte ha anche confermato che l’elezione diretta è subordinata all’approvazione di quella legge elettorale — che manca.
💡 Conclusione
In teoria, Roma, Milano e Napoli sono le uniche città metropolitane il cui statuto prevede esplicitamente l’elezione diretta del sindaco metropolitano da parte di tutti i cittadini dell’area vasta. Genova e Bologna la “evocano” come possibilità futura. Ma in pratica nessuna città metropolitana italiana oggi permette ai cittadini di votare direttamente per il loro “governatore metropolitano” — per colpa di una legge elettorale promessa dalla legge Delrio nel 2014 e mai scritta.
NOTE METODOLOGICHE E FONTI
Definizione “astenuti”: include astenuti propriamente detti, schede bianche e schede nulle.
Dati elettorali: Ministero dell’Interno, Repubblica.it, Corriere di Bologna, Sky TG24, BolognaToday.
Dati demografici: ISTAT (censimenti 2011 e 2021, censimento permanente).
Proiezione 2027: stima basata sul trend lineare 2011-2021; non ha valore predittivo certo. Ipotesi: crescita demografica +2%, calo partecipazione -5% rispetto al 2021.
